Roberto Vannacci non si tocca. Non conviene. È un problema loro. Siamo al trionfo della tattica, intesa come giochetto da ragazzini: il nemico del mio nemico è mio amico. Insomma, il campo largo e la sinistra non parlano mai del generale, il capo dei camerati di Futuro Nazionale. L’antifascismo solo quando serve, à la carte. Lui è un impaccio per Giorgia Meloni, dunque un’opportunità per Elly Schlein e compagni, dei quali in questi giorni non si trova una riga di attacco all’uomo nero della politica italiana.

Eppure, gli allarmi sono diventati estremamente seri: il Financial Times ha definito Vannacci una sorta di «cavallo di Troia» russo nella politica italiana, mentre la Procura militare di Roma ha aperto accertamenti preliminari dopo un esposto relativo anche alla partecipazione di militari alla struttura di Futuro Nazionale. Dunque, non si tratta dell’ennesimo pazzerello della politica italiana ma di un fenomeno appiattito ideologicamente sulla linea del Cremlino, al di là di legami più stretti tutti da provare, che potrebbe diventare addirittura un problema per la sicurezza nazionale.

In altri tempi, da Botteghe Oscure si sarebbe levato un allarme: questo è un pericolo per la democrazia. Mentre oggi nemmeno la sinistra più antifa ha emesso un fiato.