Finché c’è Giorgia Meloni, il generale Vannacci prenderà anche un buon numero di voti ma non sfonderà – mi dice un amico caro, un assiduo elettore di sinistra. Ma se lei cade, continua, Vannacci troverà terreno sgombro e sarà la volta che i fascisti ce li ritroviamo davvero sul collo. E così, penso (ma non glielo dico, è un uomo intelligente, non voglio offenderlo), l’eterno antifascismo ancora non sì è liberato dei fascisti attuali e già è in armi contro i fascisti venturi.
Del resto, in mancanza di idee, l’antifascismo è l’usato sicuro e dà il vantaggio di inquadrare un nemico. Va avanti da decenni, dai tempi di Fanfascista, soprannome per il leader democristiano Amintore Fanfani, sebbene avesse militato nella Resistenza. Poi fu il turno di Bettino Craxi, disegnato con gli stivaloni neri, malgrado fosse socialista. Dunque toccò a Silvio Berlusconi, il Cavaliere Nero, nonostante avesse costituzionalizzato sia Bossi sia Fini.
È stato così che, passo dopo passo, ci si è spostati sempre più verso destra, in un’approssimazione al fascismo fino a Giorgia Meloni, cresciuta nel Movimento sociale che nel fascismo del Ventennio aveva le radici. Ma nessuno di costoro era contento di sentirsi dare del fascista, né Fanfani né Craxi né Berlusconi, e nemmeno Meloni, e infatti all’ultimo giro se l’è presa con Paola Cortellesi per il mancato riconoscimento repubblicano. Se prima o poi arriverà Vannacci, eccola la vera novità: sarà inutile dirgli fascista perché se lo dirà orgogliosamente da solo.












