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È un po’ strabica la visuale da qui, dal fondo dello Stivale, dai porti dello Stretto e dagli scali della Sicilia Orientale e Occidentale. Il tema della riforma della portualità e della logistica italiana sembra interessare poco o nulla i territori, salvo la presa di posizione (risalente a qualche mese fa) del sindaco di Messina Federico Basile e qualche iniziativa parlamentare dei deputati siciliani del Pd e del M5S. Eppure, i prossimi saranno giorni decisivi per l’intero settore e gli effetti della riforma, sempre che vada in porto, si faranno sentire fortemente sugli assetti, sulle funzioni e ruoli, e sulle risorse finanziarie assegnate alle singole Autorità di sistema.
Un “avviso ai naviganti” è arrivato nei giorni scorsi dalla vicepresidente esecutiva responsabile per la Concorrenza della Commissione Ue, Teresa Ribera: «Siamo in contatto con le autorità italiane, è evidente che il Governo dovrà agire nel rispetto di regole e giurisprudenza. In questo contesto si applica la sentenza del Tribunale del 2023 con cui quest’ultimo ha confermato il requisito imposto dalla Commissione all’Italia di assoggettare le Autorità portuali allo stesso trattamento fiscale cui sono soggette altre società che svolgono attività economiche». I giudici di Lussemburgo hanno stabilito che «la concessione dell’accesso alle infrastrutture portuali e l’aggiudicazione di concessioni di aree demaniali e infrastrutture portuali dietro remunerazione devono essere considerate attività economiche». Tale criterio «non potrà essere ignorato», se non si vuole incorrere in possibili procedure di infrazione.






