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Uno dei temi più controversi di quest’ultimo scorcio di legislatura è rappresentato dal disegno di legge destinato a cambiare la governance della portualità italiana. Un percorso iniziato fin dall’insediamento del Governo Meloni, andato avanti un po’ sottotraccia, poi approdato in Parlamento, dove ormai da più di due mesi vanno avanti le audizioni davanti alla Commissione Trasporti di Montecitorio. Nel frattempo, sono scoppiate polemiche, si sono registrate le forti reazioni degli enti territoriali e si è acceso il confronto a livello nazionale e locale. Ne parliamo con il viceministro dei Trasporti, Edoardo Rixi, che è la vera e propria “anima” di questa riforma.
Con la nascita di “Porti d'Italia Spa”, come cambierà l'autonomia finanziaria e decisionale delle singole Autorità di sistema portuale?
«Per troppi anni il Sud è rimasto fermo perché ogni infrastruttura veniva messa in contrapposizione con un'altra. Noi stiamo facendo l'esatto contrario: costruiamo una rete integrata di porti, ferrovie, strade e logistica per rendere Sicilia e Calabria protagoniste dello sviluppo del Paese e dell'Europa. È la stessa visione che ispira la riforma dei porti. Vogliamo liberare le Autorità di sistema portuale dai vincoli burocratici che oggi rallentano investimenti e cantieri. L'autonomia gestionale, amministrativa e di pianificazione resta alle Adsp e ai loro presidenti. “Porti d'Italia Spa” avrà invece il compito di coordinare le strategie nazionali e accelerare la realizzazione delle opere strategiche. Non è più sostenibile avere sedici Autorità che, su temi di interesse nazionale, procedono in ordine sparso o non riescono a spendere le risorse disponibili malgrado l'impegno. La riforma rafforza il sistema senza togliere autonomia ai territori».






