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Quindici favorevoli, cinque contrarie. Dopo una lunga interlocuzione con il ministero delle Infrastrutture e Trasporti, la Conferenza delle Regioni ha espresso un parere positivo, a maggioranza, sul decreto che rivoluziona la “governance” della portualità italiana, con il “no” di Campania, Emilia-Romagna, Toscana, Puglia e Sardegna.

Il cuore della riforma – spiegata ieri dal viceministro Edoardo Rixi nel corso di un’intervista esclusiva alla “Gazzetta” – è la costituzione della “Porti d'Italia Spa”, la società per azioni, interamente pubblica, che dovrebbe fungere da cabina di regia deputata allo sviluppo e alla promozione della Rete italiana della portualità. A questo “soggetto unico sono attribuite le competenze sulle scelte e sugli investimenti strategici di rilevanza internazionale e nazionale sulle aree del demanio marittimo ricomprese nelle circoscrizioni delle Autorità di sistema portuale. Il modello al quale il Governo italiano si era ispirato all’inizio del percorso normativo era la Spagna, in realtà si è presa, poi, una strada decisamente diversa.ù

E la preoccupazione, più volte manifestata dalle Regioni e dagli enti territoriali (ad alzare la voce, tra i primi, è stato il sindaco di Messina Federico Basile), è che «la riforma imponga una centralizzazione della “governance” portuale a danno dell'autonomia delle Autorità di sistema, con un insufficiente coinvolgimento dei territori nella destinazione delle risorse». I dubbi non sono stati del tutto dissolti e il parere positivo – lo ripetiamo, approvato a maggioranza, non all’unanimità – della Conferenza unificata si presenta «condizionato» all'accoglimento di una serie di emendamenti discussi e condivisi nelle varie occasioni di incontro con il viceministro Edoardo Rixi e i tecnici del Ministero. Le richieste regionali riguardano la gestione della manutenzione straordinaria, da lasciare in capo alle Autorità portuali; la ricognizione dei fabbisogni; la composizione degli organi di vigilanza e gestione.