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Da giovedì 3 settembre l’Unione Europea ha sospeso le importazioni di carne dal Brasile perché il governo brasiliano non ha dato le garanzie richieste sull’uso di prodotti antimicrobici negli allevamenti. Il divieto è un problema per un prodotto italiano che solo all’apparenza non c’entra nulla con il Brasile, ovvero la bresaola della Valtellina, che è fatta soprattutto con carne di manzo importata in Italia proprio dal Brasile.
Gli antimicrobici sono i farmaci che uccidono o bloccano batteri, funghi e altri microrganismi. In Europa è vietato dare agli animali gli antibiotici promotori della crescita (AGP) perché possono sviluppare una resistenza ai trattamenti antimicrobici e creare rischi per la salute pubblica. Dal 3 settembre è entrata in vigore la lista dei paesi che rispettano questa regola e che quindi possono esportare carne verso l’Unione Europea. Chi non rientra in quella lista, come il Brasile, non può vendere ai paesi europei carne di manzo e di pollo, carni equine, le uova e il miele.
La bresaola è molto esposta alle conseguenze di questo divieto. È infatti un salume prodotto con carne di manzo salata, aromatizzata e stagionata. Quella della Valtellina è un prodotto IGP, cioè a indicazione geografica protetta: il disciplinare impone che la lavorazione avvenga in provincia di Sondrio, non che la carne sia italiana. «La nostra bresaola è prodotta per l’82% con carne sudamericana che al 60% proviene dal Brasile», ha detto al Sole 24 Ore Mario Moro, presidente del consorzio di tutela. «Questo stop farà venir meno nell’immediato almeno il 25% della materia prima a noi necessaria». Il consorzio riunisce 13 aziende con circa 1.500 dipendenti, che nel 2025 hanno prodotto 11.900 tonnellate di bresaola per un valore al consumo di circa 502 milioni di euro.












