di Chiara Amati

L'Unione Europea alza il livello dei controlli sulla carne importata dal Brasile. Al centro della disputa l'uso degli antibiotici negli allevamenti, eventuali residui nei cibi e la possibilità di tracciare la storia degli animali allevati

Dal 3 settembre 2026 l'Unione Europea potrebbe fare a meno di una parte della carne brasiliana. Bruxelles ha, infatti, deciso di escludere il Brasile dall'elenco dei Paesi autorizzati a esportare alcuni prodotti animali nel mercato comunitario, salvo che il governo di Brasilia riesca a fornire entro quella data le garanzie richieste sulle modalità di allevamento e sull'utilizzo degli antibiotici. La misura riguarda bovini, ma anche pollame, uova, miele, prodotti dell'acquacoltura e altre categorie alimentari di origine animale. Il provvedimento, approvato dagli Stati membri e formalizzato dalla Commissione Europea, arriva in un momento delicato per i rapporti commerciali tra Europa e Sud America. Solo poche settimane fa, infatti, è entrata in vigore in via provvisoria l'applicazione dell'accordo tra Unione Europea e Mercosur, il patto commerciale che coinvolge Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay e che punta ad agevolare gli scambi agroalimentari tra i due blocchi.