Nel libro di Giobbe per dire qualcosa che può erodere la speranza dell’uomo si cita la «montagna che si sgretola»: la rupe che si stacca dalla cresta e sprofonda con massi e soffioni polverosi. Alle 20 di martedì un’altra rupe si è staccata dal profilo Nordest del Monviso. Una fessura ha ceduto dopo decenni di riscaldamento come era già successo il 26 dicembre 2019 al Torrione Sucai del Re di pietra: allora, giù duecentomila metri cubi in massi e briciole. Un evento, per clamoroso che sia, è soltanto un evento. Una serie di eventi diventa invece una tendenza che, se ripetuta di anno in anno, può aprire un cambio di stato. Sul Bianco quest’anno si arriverà a più di 400 destabilizzazioni, vent’anni fa erano poche decine. Sulle Alpi svizzere i crolli sono correlati alle temperature, specie dagli anni ’80 del 900, albori del riscaldamento climatico. Anche il caldo è un evento. Lo è stato in questa estate, la più bollente della storia strumentale del nostro clima. Un primato del caldo sarebbe poca cosa, perché più lunga è la serie storica che abbiamo più diventa facile trovare le eccezioni.
Il Monviso si sbriciola: così il caldo sta sciogliendo la "colla" delle sue pareti
Quando i record diventano, come le frane delle Cozie, essi stessi una serie storica ininterrotta, smettono di essere eccezioni e diventano qualcos’altro. Dal 2003 (13,2° la temperatura annuale di Cuneo) il record del capoluogo è stato battuto finora sette volte e, dopo le 63 notti tropicali estive, il 2026 sarà forse un ennesimo anno record: il sesto in 12 anni. Se non è la «nuova normalità» poco ci manca.










