Volkswagen mette nero su bianco la cura per uscire dalla crisi: altri 50 mila posti di lavoro in meno, metà dei modelli entro il 2035 e quattro stabilimenti tedeschi dal futuro incerto. Il Consiglio di sorveglianza ha approvato all’unanimità il Future Plan 2030, dando all’amministratore delegato Oliver Blume (che aveva presentato il piano) il mandato per avviare quella che a può essere considerata la trasformazione più profonda nella storia del gruppo di Wolfsburg.
Il nuovo intervento sull’occupazione si aggiunge ai programmi già avviati e porta a circa 100 mila la riduzione complessiva dell’organico prevista. I 50 mila posti aggiuntivi, che comprendono anche ruoli manageriali, equivalgono a circa l’8% dei dipendenti che Volkswagen contava alla fine del 2025. Il gruppo non ha ancora precisato tempi e distribuzione dei tagli tra marchi e Paesi.
Il numero, tuttavia, non corrisponderebbe automaticamente ad altrettanti licenziamenti. Il consiglio di fabbrica sottolinea che si tratta di un’ipotesi di pianificazione legata agli obiettivi di redditività fissati per il 2030. Inoltre, per Volkswagen AG in Germania gli accordi esistenti escludono i licenziamenti obbligatori fino alla fine di quell’anno.













