Dopo settimane di trattative serrate è arrivata a sorpresa la svolta: il Consiglio di sorveglianza di Volkswagen ha approvato all’unanimità il piano di risanamento presentato dal cda guidato dal ceo Oliver Blume. Scongiurato così - con la reazione positiva del governo tedesco - il rischio di un’ulteriore escalation tra i vertici, il Land della Bassa Sassonia in qualità di azionista di riferimento e la parte sindacale. «Vogliamo che la Germania rimanga un polo industriale di successo», ha detto oggi, interpellato sulla questione, il portavoce dell’esecutivo Sebastian Hille a Berlino. Nella sua riorganizzazione, il più grande costruttore automobilistico europeo intende tagliare altri 50.000 posti di lavoro nei prossimi anni - secondo il primo ministro della Bassa Sassonia Olaf Lies la metà di questi riguarderanno la Germania - ridurre il numero dei propri modelli e diminuire le partecipazioni societarie. Quattro siti - Hannover, Zwickau, Emden e lo storico impianto Audi di Neckarsulm - restano a rischio chiusura, anche se non è stata presa ancora una decisione. La ministra del Lavoro Barbel Bas (Spd) si è esposta in prima persona chiedendo che gli stabilimenti vengano mantenuti e «che non si verifichino licenziamenti per motivi aziendali».
Volkswagen approva il piano di risanamento Blume: 50.000 posti a rischio e quattro stabilimenti in bilico
Gamma dimezzata entro il 2035. Il Consiglio di sorveglianza ha preso atto dell’esistenza di un eccesso di capacità produttiva pari a 500.000 veicoli in Europa










