La sicurezza dei processi elettorali e l’integrità del dibattito pubblico tornano al centro del confronto dentro la maggioranza. A riaprire il dossier sono state le parole del vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, pronunciate a Wicklow, in Irlanda, a margine del Gymnich, l’incontro informale dei capi delle diplomazie dell’Unione europea del 1°-2 settembre 2026.

Tajani ha lanciato un monito sulla possibilità che la Federazione russa tenti di incidere sulle prossime scadenze elettorali dei Paesi membri attraverso strumenti di guerra ibrida: attacchi informatici, campagne di disinformazione, reti di bot e manipolazioni dell’informazione online.

Pur confermando “piena fiducia” nella maturità del corpo elettorale italiano, il titolare della Farnesina ha rimarcato l’urgenza di difendere l’ecosistema in cui si forma il consenso, per evitare che attori ostili alterino le regole del gioco democratico.

La replica del Carroccio non si è fatta attendere. In una nota ufficiale, la Lega ha frenato sui toni utilizzati dall’alleato di governo. Pur definendo “doverosa” la massima vigilanza dello Stato contro qualunque tentativo di condizionamento esterno, il partito guidato da Matteo Salvini ha contestato una lettura ritenuta parziale e ossessiva del fenomeno, incentrata quasi unicamente su Mosca.