Il direttore generale del Dis, Vittorio Rizzi, conferma l’esistenza di misure predisposte per tutelare la libertà del processo elettorale. Un’indicazione che non nasce nel vuoto: la Relazione 2026 dell’intelligence descrive da tempo uno spazio di competizione in cui cyber, disinformazione e operazioni cognitive possono incidere sulla fiducia e sulla capacità decisionale delle democrazie. Un terreno che Formiche.net segue e analizza da anni
La sicurezza di un’elezione non comincia quando si aprono i seggi. Comincia molto prima, nello spazio meno visibile nel quale si forma il giudizio degli elettori, circolano informazioni autentiche e manipolate, vengono sfruttate fratture sociali preesistenti e attori esterni possono tentare di alterare non tanto il risultato materiale di una consultazione, quanto l’ambiente nel quale la volontà politica prende forma.
In questa prospettiva le parole di Vittorio Rizzi, direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, a margine della VI Università d’Estate sull’Intelligence organizzata dalla Società italiana di Intelligence a Soveria Mannelli, in Calabria, appaiono come un ulteriore ma necessario monito che invita a non abbassare la guardia e a restare vigili. L’iniziativa ha riunito, tra gli altri, lo stesso Rizzi, il presidente della Socint, Mario Caligiuri, il presidente del Copasir Lorenzo Guerini e il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Roma Giuseppe Amato, moderati dal direttore di Formiche, Flavia Giacobbe.












