I violenti temporali di fine agosto hanno rialzato i livelli dei grandi laghi e restituito parte dell’acqua ai fiumi del Nord, ma non hanno cancellato la siccità accumulata durante l’estate. Il Po registra ancora una portata inferiore di circa il 30% rispetto ai valori consueti del periodo, mentre per l’Arno il deficit raggiunge il 35%.

È il quadro tracciato oggi dal nuovo Osservatorio sulle risorse idriche dell’Associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue (Anbi), che descrive un Paese stretto tra carenza d’acqua ed eventi meteorologici improvvisi e distruttivi.

Alla sezione di Pontelagoscuro il Po è sceso a circa 647 metri cubi al secondo. Il maggiore afflusso delle ultime settimane ha contribuito a ridurre l’ingressione dell’acqua marina, che durante la fase più critica era risalita per quasi 30 chilometri lungo il Delta, ma il Grande fiume resta lontano dalla propria portata media stagionale.

In Toscana l’Arno presenta una portata inferiore del 35% rispetto alla media, mentre il Serchio segna un deficit del 24%. Ancora più critica la situazione dell’Ombrone, il cui flusso rimane al di sotto del deflusso minimo vitale.

Anche in Veneto prevalgono valori fortemente negativi. La portata dell’Adige risulta dimezzata rispetto al consueto, con un deficit del 54%, pur essendo tornata sopra la soglia critica di 80 metri cubi al secondo. Il Bacchiglione perde il 78% rispetto alla media storica, mentre Brenta e Livenza registrano entrambi una riduzione del 40%.