Anticipiamo in esclusiva un articolo da Zeta magazine della Scuola di Giornalismo Luiss diretta da Gianni Riotta
Uno dei maggiori pericoli per la democrazia liberale è la sfiducia generalizzata nelle sue istituzioni. La Repubblica di Weimar crollò perché poche persone erano disposte a difenderla. Il populismo di destra nell’Europa di oggi è un sintomo di diffidenza nei confronti della liberaldemocrazia. Molte persone non credono nei media tradizionali e nell’istruzione superiore come fonti di informazione. Di conseguenza, i demagoghi che pretendono di parlare direttamente a nome del popolo esercitano un forte fascino. Questi ultimi assecondano i pregiudizi popolari, incolpando immigrati e minoranze di tutti i mali della società. Ci troviamo in un periodo di regressione democratica.
Molte persone hanno la sensazione di aver perso il controllo della propria vita, del proprio posto nella società, delle proprie condizioni economiche. Tanti chiedono soluzioni semplici che non possono essere soddisfatte dal lento e ponderato processo della democrazia liberale. Mussolini prometteva il “decisionismo”: l’uomo forte capace di superare tutti gli interessi particolari e le interminabili discussioni parlamentari per decidere ciò che andava fatto. È esattamente ciò che promettono oggi i leader populisti: Donald Trump non si affida al parere degli esperti, ma al proprio “istinto”. Quando le persone – o persino le nazioni – percepiscono che il loro status è in declino, possono diventare più vulnerabili all’estremismo.







