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14 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 18:03
Nella situazione di grave crisi che attraversa le democrazie nel mondo occidentale, che si accompagna all’incapacità di governare la complessità dei problemi, c’è una linea sottile che separa la durezza della leadership dalla sua degenerazione. Quando il linguaggio politico si carica di invettive, semplificazioni estreme ed accuse che sfiorano il delirio, non siamo più nel campo della dialettica e della contrapposizione politica, ma in quello di una comunicazione che tradisce un rapporto problematico con la stessa realtà. Le incredibili esternazioni di Donald Trump contro Leone XIV, accusato di essere “debole sul fronte della criminalità e pessimo nella politica estera”, per cui “dovrebbe darsi una regolata…“, non sono soltanto offensive e politicamente inaccettabili, perché espresse contro la più alta autorità morale nel mondo. Sono il sintomo di un metodo politico che, da tempo, ha smarrito il senso del limite.
Sarebbe gioco facile scomodare implicitamente categorie che hanno a che fare con la psichiatria, come chiave interpretativa del comportamento di un un personaggio pubblico: si badi bene, non di un leader qualsiasi, ma dell’uomo più potente al mondo.






