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17 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 6:29

Il corto circuito tra politica, fede e giustizia ormai è globale. E se in Italia il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, richiama alla misura, dall’altra parte dell’Atlantico Donald Trump e il suo vice, J.D. Vance, alzano i toni, fino a trasformare il dissenso in uno scontro frontale persino con il Vaticano e contro la più alta autorità morale dell’Occidente, guida spirituale di oltre un miliardo di fedeli.

Chi tende a stigmatizzare l’aspetto della follia nell’azione del leader della più grande potenza mondiale coglie sicuramente un elemento di indiscutibile verità. Tuttavia distoglie l’attenzione dalla necessità di operare un’analisi che scenda più in profondità, dove il tema del potere, e dei suoi limiti, diventa centrale. Trump continua a interpretarlo come autoaffermazione permanente: il leader che coincide con la verità, il governo che non deve incontrare ostacoli, i contrappesi ridotti a fastidio burocratico. Non è solo questione di stile e di carattere: si tratta di una visione che preoccupa e che non trova un contrappeso negli anticorpi della democrazia, che è nata proprio per limitare gli abusi del potere, evitando che si trasformi in tirannia. Quando, poi, questa visione si traduce in politica estera, come nel dossier Iran, ogni critica viene letta come sabotaggio.