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19 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 8:41

Martedì 7 aprile. “Un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita”. Con un agghiacciante post su Truth Donald Trump minaccia l’Iran di cancellarlo dalla faccia della Terra se non accetterà l’ultimatum sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. In quel momento Papa Leone XIV è a Castel Gandolfo. Poche ore dopo esce con fare grave da villa Barberini, chiama i giornalisti appostati in zona e pronuncia le parole che segneranno una svolta nei rapporti tra la Casa Bianca e la Santa sede.

“Oggi c’è stata questa minaccia contro tutto il popolo iraniano – dice -. Questo non è accettabile. Qui ci sono questioni di diritto internazionale, ma molto di più c’è una questione morale”. E fin qui il pontefice rimane nel proprio ambito. Poi fa un passo decisivo spostando il suo discorso sul terreno della politica interna americana: “Vorrei pregare tutti a cercare di comunicare con i Congressisti, con le autorità, per dire che non vogliamo la guerra, vogliamo la pace”, scandisce pronunciando in inglese il termine che deve essere inteso al di là dell’Atlantico: “Negotiations“. Il messaggio è netto: a 6 mesi dalle elezioni di medio termine che il tycoon teme per gli effetti che la guerra sta avendo sulle tasche degli americani, il Papa rivolge un appello a sollecitare i membri del Congresso Usa ad andare in direzione contraria a quella tracciata dall’amministrazione. E’ questo il momento in cui deflagra lo scontro tra Washington e la Santa Sede, iniziato dopo le critiche papali sull’operazione militare in Venezuela.