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19 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 8:41

L’attacco di Trump a Leone XIV non ha avuto l’effetto sperato. “Debole e pessimo in politica estera”, è stato il primo colpo. Poi: “Non capisce niente”. E “non sa cosa sta succedendo”. Il presidente Usa sognava di marciare trionfante su una Chiesa incustodita e moribonda, replicando lo schema minaccia-umiliazione impiegato altrove (Bogotà, Bruxelles, Caracas e altri). Invece ha trovato davanti a sé una fortezza munita e sbarrata. “Le autorità sono chiamate non a dominare, ma a servire il mondo”, è l’appello di Leone XIV (in Algeria), il cui problema non è Trump – a cui ha già detto “non ho paura” – ma l’equilibrio di potenze che schiaccia i più piccoli e mette in pericolo la vita sulla terra. “Le persone e le organizzazioni che dominano sugli altri – questo l’Africa lo sa bene – distruggono il mondo”.

“Quella che stiamo vedendo in questi giorni è una bella testimonianza dell’unità della Chiesa attorno al successore di Pietro e al Vangelo”, commenta a Ilfattoquotidiano.it don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea Saving Humans e coordinatore della Piattaforma Encuentro mundial de Movimientos populares, che mette in dialogo Chiesa e movimenti popolari. “La dinamica è la stessa che si ripresenta più volte nella storia: alcuni potenti cercano di spaventare la Chiesa perché sono infastiditi dalla sua fedeltà al Vangelo, che risulta scomodo per il potere”, osserva. “In questo caso, i temi che danno fastidio sono la pace, la dignità infinita della persona umana e la solidarietà con le persone migranti, che sono appunto centrali nel Vangelo – prosegue don Ferrari –. Leone XIV e la Chiesa tutta hanno dimostrato ancora una volta che la Chiesa è fedele a Gesù, che non ha paura di nessuno e che vuole il dialogo con tutti”.