Ieri ad Annaba - l'antica Ippona, in Algeria - Leone XIV aveva gli occhi velati. Per lui era un momento carico di significato: per la prima volta un Pontefice agostiniano si trovava a pregare nello stesso luogo in cui, sedici secoli fa, Agostino di Ippona predicava il Vangelo. Eppure lo scontro con Donald Trump ha continuato a inseguirlo anche a distanza, alimentato dalle ultime esternazioni del presidente americano e del vicepresidente JD Vance. Un'anomalia che nessuno, almeno in questa forma, si sarebbe aspettato.
Non è forse un caso che, nel pieno della bufera, il Vaticano abbia diffuso proprio ieri mattina un messaggio firmato dal Pontefice e indirizzato alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali. Un segnale chiaro: Leone XIV non intende arretrare, né abdicare al proprio ruolo di guida morale, continuando a richiamare i principi della Dottrina sociale della Chiesa, anche a costo di alimentare tensioni.
Nel testo, riflettendo sulla natura delle democrazie, il Papa sottolinea che «la concezione del potere legittimo trova una delle sue massime espressioni nell'autentica democrazia», la quale «rimane sana solo quando è radicata nella legge morale e in una vera visione della persona umana». In assenza di tali fondamenti, avverte, «rischia di trasformarsi in una tirannia della maggioranza o in una maschera per il dominio delle élite economiche e tecnologiche». A ciò ha aggiunto che giustizia e fortezza sono virtù indispensabili per un buon processo decisionale, mentre la temperanza rappresenta un argine contro l'abuso di potere, frenando «l'eccessiva autoesaltazione» e garantendo un esercizio autentico dell'autorità.










