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Ultimo aggiornamento: 16:16

Una brusca ricaduta nel Medioevo. Al tempo in cui re ed imperatori potevano scagliarsi contro il pontefice di Roma e, magari scomunicati, cercavano di favorire l’avvento di antipapi. Il rozzo attacco di Trump contro Leone è talmente surreale da portare le relazioni internazionali ad uno scenario da Gotham City. Peter Thiel, il potente tecnocrate libertario inebriato di post-democrazia, ora dovrà decidersi: o l’Anticristo è il Papa o l’Anticristo è Trump.

Lo scontro è diventato talmente roboante che non è nemmeno immaginabile una via d’uscita secondo vecchi schemi diplomatici. Si torna a secoli lontani. Trump indossando il sacco del penitente, che resta tre giorni a digiuno a piedi scalzi davanti a Porta Pia in attesa di un’assoluzione? Prevost, rapito nottetempo in un’ “operazione Maduro” e portato con un F-15 a Washington per essere processato all’interno dell’Ufficio della Fede, istituito alla Casa Bianca dall’imperatore Donald? Andando oltre la plateale irrazionalità dell’intervento di Trump si impongono tre riflessioni.

Ancora una volta il Conclave – consesso di porporati considerati spesso come “vecchioni” fuori dal tempo – ha mostrato una lucidità geopolitica impressionante. Nell’ultimo quarto di secolo, lasciando da parte l’elezione di Ratzinger chiaramente inadatto al ruolo di governo internazionale della Chiesa, i cardinali elettori hanno azzeccato per ben tre volte (nel 1978, 2013, 2025) la scelta di una personalità capace di farsi sentire sulla scena mondiale. Karol Wojtyla, primo papa venuto dall’altro lato della Cortina di ferro proprio nel momento giusto. Jorge Mario Bergoglio, primo pontefice del Sud globale. Robert Francis Prevost, primo papa degli Stati Uniti, nato e cresciuto nell’americanissima Chicago e allo stesso tempo vescovo e cittadino peruviano con l’odore della fatica, lo sfruttamento, la povertà, la speranza del Terzo mondo. Una scelta, quella di Leone XIV, imposta in Conclave dai cardinali del Sud globale, convinti della necessità di continuare con l’internazionalizzazione del pontificato contrastando la tentazione di tornare all’”usato sicuro” di un papa europeo o addirittura italiano. Un Sud globale cardinalizio pronto all’audacia di puntare su un nome proveniente addirittura dalla superpotenza americana. Quanto di più indovinato nella fase geopolitica contemporanea!