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11 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 6:13
La qualità del potere in Occidente è in caduta libera. Guerre e genocidi in corso, come pure la devastante crisi economica, sociale e ambientale che incombe su tutti noi sono a ben vedere epifenomeni di un più vasto e irrimediabile disastro che attiene anche e soprattutto all’etica e ai valori.
Viene in auge una nuova disciplina scientifica che potremmo denominare “psicopatologia del potere”. Jeffrey Sachs ha buon gioco a evocare il “narcisismo maligno” di Trump e Netanyahu, che si sentono, emuli di Hitler da questo come altri punti di vista, autentiche divinità viventi, disposte a scatenare l’apocalisse nucleare pur di salvaguardare le proprie traballanti poltrone. Ma c’è anche una psicopatologia che ci riguarda più da vicino e che è costituita dalla libido serviendi nei confronti degli Stati Uniti che caratterizza i nostri governanti, oggi letteralmente atterriti dalla prospettiva della fine della Nato che li obbligherebbe a pensare in proprio anziché ammassare a Washington i propri gracili apparati cerebrali disabituati a pensare.






