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Ultimo aggiornamento: 15:49
Nel finale della prima edizione italiana de Il Pasto Nudo (1959), William Burroughs scriveva: “I veterani del passato sconfitti dal tempo grigio della droga se ne ricorderanno. Negli anni Venti un sacco di spacciatori cinesi trovarono l’occidente talmente infido, disonesto, sbagliato che chiusero tutti bottega, e quando un tossicomane occidentale veniva a rifornirsi rispondevano: non avele, venile veneldi, venile veneldi”.
Al di là della sbandierata superiorità morale dell’Occidente, sono secoli che gli altri paesi del mondo guardano all’Europa e all’America come a soggetti inaffidabili, predatori e malvagi. E questo è quello che continua ad accadere ancora oggi, in dimensioni più eclatanti, potendo tutto il pianeta osservare in diretta su internet i massacri in Ucraina, il crollo della legittimazione degli organismi giuridici internazionali, la scomparsa di ogni parvenza minima di morale nel tacere e girare la schiena di fronte al genocidio di Gaza.
La commissaria europea Kallas ha in questi giorni avvisato che le divisioni dei paesi membri rischiano di minare la fiducia nelle istituzioni europee. In realtà non sono le divisioni e i veti reciproci tra paesi aderenti all’Unione a avere spezzato la fiducia dei cittadini, ma la totale divaricazione degli obiettivi e delle decisioni dei rappresentanti politici dagli interessi dei ceti popolari. Quello che sempre più persone vedono è che il discorso democratico con cui sono crescite generazioni di cittadini della vecchia Europa era retorica costruita e propagandata per consolidare e fare crescere un sistema di potere di una oligarchia mossa da intenti incomprensibili e non giustificabili in base a un principio di razionalità collettiva.






