Stiamo vivendo un complessivo, generalizzato paradosso. Con questo termine si identifica di norma l’assurdo di fatti , reali e concreti , che tuttavia contraddicono le regole e principi sui quali fondano la loro stessa esistenza semantica.
Sappiamo bene che il capo di Stato di una democrazia è colui al quale è affidato di difendere e praticare i principi che realizzano quel sistema politico che prevede la sua funzione politica. E che il suo destino politico, gli affida. Viene eletto per realizzare quella democrazia. Se fa cose diverse , rendendo prevalente la sua volontà rispetto a quella che egli deve trarre dalla sua missione, e per di più presentandola come esplicita derivazione dalla sua propria scelta, tradisce la democrazia che si trova a guidare. Non la pratica, non la difende, ma la annulla, avvalendosi dei meccanismi di potere che essa stessa , per la sua funzione , contiene.
Trump negli Stati Uniti d’America sta facendo tutto questo. Ha ridotto la più grande democrazia rappresentativa del mondo a parvenza di società governata dalla legge.
Essa in realtà non è governata. È comandata.
L’Occidente intero, a questo punto , è diventato altro da sé. Perché non conta più la logica faticosa della ricerca del consenso, capace di ripetere nei particolari quotidiani la grande scelta di origine. Conta la decisione del capo. Il quale opera come fosse il proprietario di ciò che in realtà dovrebbe governare.






