Per gran parte dei tre decenni successivi al crollo dell'Unione Sovietica la democrazia liberale è sembrata l’esito finale della storia umana. Le elezioni si diffondevano in tutti i continenti, i regimi autoritari apparivano destinati a riformarsi o a scomparire, e concetti come Stato di diritto, diritti individuali e separazione dei poteri erano diventato parte di un vocabolario politico apparentemente universale.

Oggi quella fiducia si è dissolta e le autocrazie hanno riguadagnato slancio, mentre le istituzioni democratiche attraversano una fase di crisi. L'invecchiamento della popolazione, le crescenti disuguaglianze economiche, il calo della fiducia nelle istituzioni e l'indebolimento dei legami sociali alimentano il malcontento in molte società occidentali; allo stesso tempo la rivoluzione digitale, un tempo celebrata come forza di apertura e democratizzazione, sta offrendo ai governi autoritari nuovi strumenti per proiettare la propria influenza ben oltre i propri confini. Attraverso piattaforme social, reti di disinformazione e sofisticate campagne di propaganda, le autocrazie hanno imparato a sfruttare le fratture presenti all'interno dei sistemi democratici.

È questo il punto di partenza di Autocrazie (titolo originale Autocracy, Inc., appena ripubblicato in Italia da Mondadori tra i tascabili), l'ultimo libro Anne Applebaum. In esso la storica e giornalista premio Pulitzer, invece di descrivere i regimi autoritari come Stati isolati che perseguono agende separate, sostiene che essi operino sempre più come una rete informale ma efficace, scambiandosi risorse, tecnologie e strategie con l’obiettivo di preservare e incrementare il proprio potere.