Sembra che sull’Atlantico il faro della democrazia faccia meno luce di un tempo. Dell’America si sa, se ne parla molto: l’Amministrazione Trump ha messo sotto pressione i media considerati nemici, le università politicamente troppo corrette, alcuni giudici e grandi studi legali non graditi. Delle evoluzioni della democrazia europea, però, non si parla quasi mai. Ha fatto bene, dunque, il settimanale Economist a mettere in copertina una cerniera che chiude una bocca: titolo, «Il Problema della libertà di espressione dell’Europa». Perché un problema c’è. Non solo nell’Ungheria di Viktor Orbán, della quale si discute molto. Anche in Germania, nel Regno Unito, in Francia e in altri Paesi la questione esiste. Il settimanale britannico si concentra sulle cosiddette leggi anti odio, attraverso le quali la libertà di espressione viene spesso negata. È chiaro che, soprattutto online, molti messaggi sono più che sgradevoli, in parecchi casi offensivi, fake news che rimbalzano migliaia di volte. È ovviamente legittimo usare la legge per punire l’incitamento alla violenza, la diffusione di segreti nazionali, la pedopornografia.
Se la democrazia è meno luminosa
Nel 1990, ha scritto l’Economist, l’80% dei tedeschi diceva di sentirsi libero di esprimere le proprie opinioni, ora la percentuale si è più che dimezzata. In Francia, un pensionato che aveva esposto uno striscione nel quale invitava il presidente Macron ad «andare fuori dalle palle» ha dovuto frequentare un corso di rieducazione civica per evitare di essere incriminato. In Spagna ci sono reati contro l’offesa al re.







