Sembra che sull’Atlantico il faro della democrazia faccia meno luce di un tempo. Dell’America si sa, se ne parla molto: l’Amministrazione Trump ha messo sotto pressione i media considerati nemici, le università politicamente troppo corrette, alcuni giudici e grandi studi legali non graditi. Delle evoluzioni della democrazia europea, però, non si parla quasi mai. Ha fatto bene, dunque, il settimanale Economist a mettere in copertina una cerniera che chiude una bocca: titolo, «Il Problema della libertà di espressione dell’Europa». Perché un problema c’è. Non solo nell’Ungheria di Viktor Orbán, della quale si discute molto. Anche in Germania, nel Regno Unito, in Francia e in altri Paesi la questione esiste. Il settimanale britannico si concentra sulle cosiddette leggi anti odio, attraverso le quali la libertà di espressione viene spesso negata. È chiaro che, soprattutto online, molti messaggi sono più che sgradevoli, in parecchi casi offensivi, fake news che rimbalzano migliaia di volte. È ovviamente legittimo usare la legge per punire l’incitamento alla violenza, la diffusione di segreti nazionali, la pedopornografia.