C'è un motivo, se il presidente degli Stati Uniti Donald Trump può deliberatamente dichiarare in mondovisione di volersi «prendere la Groenlandia, con le buone o con le cattive». O se la deriva di un'agenzia federale come l'americana Ice stia prendendo corpo dall'altra parte dell'oceano e non in Italia. O ancora, se dai lockdown della pandemia invece che migliori ne siamo usciti ancora più stretti nella morsa di neoliberismo e autoritarismo, se la partecipazione giovanile all'impegno pubblico sia sempre più osteggiata, se lo sviluppo del digitale invece che da opportunità sia già finito per fare da primo strumento di concentrazione di potere nelle mani dei soliti pochi.
Ha tutto a che fare con i tempi lunghi della cura dei processi democratici, sempre più affaticati nel nostro Paese, in piena emergenza su vari fronti del resto del mondo. Una fase di riadattamento e rigenerazione che diventa ogni giorno «più necessaria», che Forum Disuguaglianze e Diversità e Fondazione per la Cultura hanno voluto mettere al centro di una tre giorni di confronto internazionale sul tema, in programma a Genova da venerdì a domenica, negli spazi di Palazzo Ducale. I curatori Fabrizio Barca e Luca Borzani, editorialista di Repubblica, l'hanno battezzata Democrazia alla prova, e potrebbe valere come edizione numero zero di un festival con vista sul futuro.











