Per il quotidiano britannico sta mettendo alla prova Meloni e intercetta le simpatie filorusse degli italiani. Ma lui glissa: «Da quando chiedersi perché la benzina sia così cara richiede un nulla osta di sicurezza?»

«Rispondo con mano tremante, dopo aver scoperto grazie a un vostro articolo di essere un candidato manciuriano dispiegato dalla Federazione russa per lamentarmi degli insostenibili prezzi della benzina nel mio Paese, l’Italia». Inizia così la replica del generale ed eurodeputato Roberto Vannacci al Financial Times dopo un articolo pubblicato dal quotidiano britannico sui presunti “cavalli di Troia” della Russia in Italia. In un lungo post Vannacci rifiuta l’etichetta del quotidiano londinese.

«Da quando chiedersi perché la benzina sia così cara richiede un nulla osta di sicurezza?»

«Vi affidate a notoriamente russofobi come Ecfr e Iai per descrivermi come un ‘Cavallo di Troia’. Onestamente, mi aspettavo di più», ironizza il leader di Futuro Nazionale. «Invece di infiltrarsi nel quartier generale della Nato o hackerare le elezioni, l’Fsb avrebbe apparentemente deciso di far brontolare un generale italiano per le sue vacanze estive rovinate dalle bollette del carburante», aggiunge. Una protesta, sottolinea, «condivisa da ogni cittadino italiano da Palermo a Bolzano, nessuno dei quali, per quanto ne so, riferisce alla Lubjanka». E infine: «Sto ancora cercando di accettare l’idea che il disaccordo con l’ortodossia di Bruxelles equivalga ora empiricamente alla slealtà verso l’Occidente. Da quando chiedersi perché la benzina sia così cara richiede un nulla osta di sicurezza?». Ringrazia poi il Financial Times «per aver amplificato – spero gratuitamente – le mie posizioni».