Il report di Legambiente Mare Nostrum evidenzia 1929 reati complessivi lungo i mari e le coste della Calabria che risulta terza per quelli legati a inquinamento e pesca di frodo quarta per abusivismo e ciclo illegale del cemento

La Calabria resta nelle prime posizioni della classifica nazionale dell’illegalità lungo i mari e le coste. Con 1.929 reati accertati nel 2025, la regione si colloca al quarto posto in Italia, alle spalle di Campania, Puglia e Sicilia. A pesare sono soprattutto l’inquinamento provocato dalla gestione illegale dei rifiuti e dalla mala-depurazione, l’abusivismo edilizio, il ciclo illegale del cemento e la pesca di frodo.È il quadro restituito dalla ventottesima edizione di “Mare Monstrum”, il report di Legambiente elaborato sui dati delle forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto nelle 15 regioni e nelle 61 province costiere italiane. Un’analisi che conferma quanto la pressione criminale continui a minacciare gli ecosistemi marini e costieri, con ricadute che non riguardano soltanto l’ambiente, ma anche la salute, l’economia turistica, la qualità della vita e la libera fruizione del territorio.

Nel dettaglio, la Calabria è terza in Italia nella classifica del mare inquinato, con 731 reati, preceduta soltanto da Campania e Puglia. Occupa il quarto posto per il ciclo illegale del cemento, con 588 reati, e sale nuovamente sul terzo gradino del podio per la pesca illegale, con 528 episodi accertati. È invece nona per le violazioni del Codice della navigazione e delle norme sulla nautica da diporto, comprese quelle commesse all’interno delle aree protette.