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Prima gli applausi, poi le spiegazioni (imbarazzate), ed ora il silenzio di tomba. Nessuno, ovviamente, lo dirà mai, ma Sigfrido Ranucci, ormai ex conduttore di Report, è stato "scaricato" dall'Associazione nazionale magistrati, il sindacato unico delle toghe. Non c'è stata una sconfessione ufficiale, nessun comunicato per prendere le distanze dal giornalista che dieci mesi fa l'associazione aveva accolto nell'Aula magna della Cassazione con una standing ovation. Ma nei fatti il rapporto è finito. L'Anm aveva difeso nei mesi scorsi la scelta di averlo invitato all'assemblea del 25 ottobre 2025 sulla separazione delle carriere e sulla libertà di informazione, dove venne accolto come una star di Hollywood, ma non è adesso più intenzionata a utilizzare Ranucci come testimonial per eventuali iniziative contro provvedimenti non graditi, né a spendere per lui quel capitale politico e simbolico che aveva investito allora.

Scontro acceso tra Giubilei e Aprile sulla fine dell'era Ranucci: “Nessuna epurazione”

La differenza si vede soprattutto in queste ultime settimane in cui attorno al giornalista si è aperta una fase completamente nuova. L'inchiesta sull'attentato alla sua abitazione ha preso velocità con l'arresto di Valter Lavitola, indicato dalla Procura come il mandante dell'operazione. Lavitola ha ammesso di avere organizzato l'azione, sostenendo di averlo fatto per proteggere Ranucci. La sua versione non coincide però con la ricostruzione contenuta nell'ordinanza cautelare, nella quale il gip ha indicato l'ipotesi che l'attentato potesse essere funzionale ad accrescere la notorietà del giornalista e a costruirne un possibile profilo politico, verosimilmente come leader del Campo largo. Ranucci non è indagato per l'attentato e non è emerso ad oggi che fosse a conoscenza del progetto. È stato ascoltato due volte come persona informata sui fatti e non ha mai fatto il nome di Lavitola. La posizione, allo stato, resta quella della vittima dell'azione intimidatoria. L'inchiesta, però, è destinata a riservare sorprese. I quattro esecutori dell'attentato, ad esempio, non sono stati creduti dai magistrati ed è stata rigettata la loro richiesta di scarcerazione. L'indagine, insomma, sta entrando in una fase nuova nella quale il rapporto tra Lavitola e Ranucci viene esaminato sotto una luce diversa rispetto ai mesi scorsi.