Chilometro dopo chilometro la piadina cambia. Succede allo spessore e all’impasto, alle farciture e perfino al modo e al luogo in cui la si mangia. Lungo la costa tra la Romagna e le prime Marche rimane uno dei gesti gastronomici più semplici e identitari, ma tutt’altro che immobile: c’è quella sottile della tradizione riminese, quella tirata ancora a mattarello dalle azdore, quella che sperimenta con farine e ripieni, quella senza glutine. E poi ci sono i luoghi, parte integrante del rito: il chiosco aperto tutto l’anno, il laboratorio che per un’estate diventa punto d’incontro, una nuova piadineria progettata da due giovanissimi fratelli, il faro e una terrazza affacciata sull’Adriatico.

Più che cercare la migliore – esercizio difficile e probabilmente poco utile in una terra dove quasi tutti hanno la propria preferita – abbiamo scelto otto indirizzi che valorizzano la versione sottile e che raccontano altrettanti modi di interpretarla. Un piccolo itinerario che parte quindi da Rimini, attraversa Riccione e Cattolica, e supera appena il confine marchigiano, fino a Fiorenzuola di Focara. Perché la piadina resta sempre riconoscibile, ma è nelle sue differenze che racconta meglio il territorio da cui proviene.