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Quando a fine luglio sono stati presentati i film della Mostra di Venezia che inizia il 2 settembre e in concorso era presente un solo film di una regista, ci sono state accese proteste. Negli ultimi otto anni infatti i concorsi dei grandi festival hanno cominciato a porre grande attenzione alla presenza femminile, e la selezione di Venezia di quest’anno è stata percepita come un passo indietro.

L’annuncio dei film selezionati ai festival è il momento in cui questo tema viene fuori più facilmente, perché riceve grande copertura mediatica ed è una buona occasione per ricevere attenzione. Tuttavia i festival sono solo la fine di una catena – quella che inizia con la decisione di fare un certo film, prosegue con la scelta del regista e con la produzione, e finisce con la promozione, la presentazione ai festival e la distribuzione in sala – dove il problema della parità di genere è tutt’altro che risolto. Il motivo principale per cui le registe fanno fatica ad arrivare ai grandi concorsi è che vengono raramente affidati loro i film più ambiziosi e costosi.

Fino al 2018 nei concorsi dei grandi festival di cinema i film diretti da donne erano quasi inesistenti. Che ce ne fosse uno, sui circa venti in competizione ogni anno, era un evento raro. Anche per questo ad aver vinto una Palma d’oro a Cannes prima di quel momento era stata solo Jane Campion nel 1993 con Lezioni di piano (ex aequo con Addio mia concubina di Chen Kaige). Mentre solo quattro donne avevano vinto il Leone d’oro a Venezia tra il 1939 e il 2018: Margarethe von Trotta nel 1981, Agnès Varda nel 1985, Mira Nair nel 2001 e Sofia Coppola nel 2010. Al contrario dal 2018 a oggi lo stesso numero di registe (cinque) ha vinto o una Palma d’oro o un Leone d’oro.