ROMA – Un Paese senza figli è un Paese senza i cittadini di domani. E quindi senza futuro. Arriva qui il ragionamento del professor Alessandro Rosina, ordinario alla Cattolica di Milano in Demografia, autore del libro La scomparsa dei giovani. «Per correggere lo scenario Istat bisogna intervenire ora. Perché se si avvererà, per l’Italia sarà finita».
Professore, quale sarà l’impatto di quello scenario per il nostro sistema pensionistico?
«Aumenterà la spesa pubblica e diminuirà la popolazione che dovrebbe sostenerla. I nuovi lavoratori saranno più tassati, andranno più tardi in pensione con un assegno più magro. Con un effetto velenoso. Negli anni del boom la promessa era: togliere poco a tanti lavoratori per dare tanto a pochi pensionati. Domani, e in verità già oggi, chiediamo a pochi lavoratori di dare tanto per erogare, sempre meno, a tanti pensionati. I giovani ci stanno a pagare sempre di più per tenere in piedi un sistema che potrà investire sempre meno per loro?».
Cosa cambierà per sanità e assistenza?
«Aumentando la popolazione over 80, la spesa pubblica si sposterà ancora di più su alcuni ambiti come oncologia, cardiologia, neurologia, cure di lungo periodo. In casa, famiglie sempre meno numerose, e spesso ormai lontane dalle città di origine, dovranno farsi carico dell’assistenza per più anni. Con gli effetti deleteri che già conosciamo sull’occupazione femminile. Ma è solo un aspetto: l’invecchiamento colpirà di più le aree fragili del Paese e già soggette a spopolamento, dal sud alle zone interne. Senza nuovi e necessari servizi, come l’assistenza domiciliare integrata, quei territori imploderanno».













