Venti di guerra tornano a spirare nel Golfo. L’Iran ha risposto all’attacco americano a Larak prendendo di mira obiettivi americani in Giordania e negli Emirati Arabi Uniti. «Replicheremo. Li colpiremo duramente», ha tuonato Donald Trump ai microfoni di Fox promettendo vendetta contro i missili lanciati da Teheran.
Secondo indiscrezioni riportate da Axios, il commander-in chief sta valutando la possibilità di sferrare attacchi limitati nello Stretto di Hormuz per impedire all’Iran di recuperare le sue capacità radar e missilistiche destinate a colpire le navi. Un piano in questo senso è già stato elaborato dal Us Central Command e ha il sostegno del capo del Pentagono Pete Hegseth. Il presidente potrebbe approvarlo a breve in seguito all’ultima escalation.
Lo scambio di attacchi, il primo in un mese, mostra come il conflitto che Trump aveva promesso di chiudere rapidamente è ancora in corso e, al momento, non se ne intravede la fine. E giunge al termine di 30 giorni di nervi tesi ma di relativa calma, dopo la retromarcia del presidente americano che ha optato per una guerra economica invece che per un conflitto su larga scala, sulla scia dei timori per le carenti scorte di armi e munizioni e degli appelli alla calma degli alleati del Golfo.













