La guerra tra Stati Uniti e Iran, entrata nel suo sesto mese, sta vivendo una nuova fase di tensione e logoramento. L'amministrazione Trump ha confermato un attacco contro obiettivi iraniani nell’area dello Stretto di Hormuz: le forze di Teheran stavano preparando il lancio di razzi dall'isola di Larak Island per disperdere mine navali lungo la rotta commerciale. Era da quasi un mese che non c'erano attacchi americani contro l'Iran.Washington sostiene di aver agito per prevenire un nuovo blocco del traffico marittimo, dopo aver rimosso mine rimaste per settimane nelle acque del Golfo: "Il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica dell'Iran ha sostenuto che gli attacchi condotti dalle forze americane per impedirgli di posizionare mine nello Stretto di Hormuz costituissero un `atto di aggressione´. Tale affermazione è assolutamente falsa", ha scritto il Comando centrale americano sul suo account X, aggiungendo che quella americana è stata "un'azione limitata e precisa contro le unità dei pasdaran impegnate nella posa di mine, che rappresentavano una minaccia imminente nello stretto di Hormuz". Un'azione che è diretta conseguenza di quanto aveva detto Donald Trump che più volte aveva ribadito che qualsiasi tentativo iraniano di posare nuove mine sarà “immediatamente e sistematicamente distrutto”. La strategia militare statunitense in medio oriente continua a essere la stessa: una pressione militare continua: oltre 50.000 soldati americani restano schierati nella regione, molti impegnati nel blocco navale imposto alla Repubblica islamica per costringerla a riaprire lo Stretto e accettare le condizioni statunitensi per un accordo di fine ostilità.Ma mentre la Casa Bianca insiste sulla necessità di mantenere alta la pressione, il sistema militare americano mostra segni evidenti di affaticamento. Il Washington Post ha rivelato che i comandanti di diverse forze armate — Esercito, Marina, Aeronautica e i vertici dei comandi regionali in Europa, Asia e America Latina — hanno avvertito il segretario alla Difesa Pete Hegseth che l’attuale ritmo operativo è “insostenibile”. Secondo il documento, la Marina è la più sotto pressione: solo un quarto dei cacciatorpediniere è oggi pronto a essere dispiegato, un crollo rispetto ai livelli prebellici. Le continue richieste di navi per l’assalto iniziale, la difesa dai contrattacchi iraniani e il blocco navale hanno esteso le missioni di equipaggi e unità per mesi. Anche l’Esercito e l’Aeronautica, pur concordando con la necessità di proseguire le operazioni, hanno segnalato rischi significativi: la 82esima Divisione Aviotrasportata vedrà prolungata la propria missione fino a un anno, con un impatto pesante sulle famiglie dei militari. Il quadro che emerge è quello di una guerra senza una chiara via d’uscita. L’Iran, pur indebolito, mantiene la capacità di colpire basi americane nella regione: un attacco in Giordania ha ucciso tre soldati statunitensi, innescando una spirale di raid e contro-raid. È stata colpita anche una base negli Emirati Arabi Uniti dove sono presente forze americane. Teheran insiste nel voler controllare il traffico nello Stretto, mentre Trump alterna minacce di escalation — “1.000 missili sono pronti”, ha scritto — e aperture negoziali.La crisi, dunque, non è solo militare ma strategica: gli Stati Uniti cercano di imporre condizioni che l’Iran non accetta, mentre i vertici delle forze armate avvertono che la macchina bellica americana sta raggiungendo il limite. Una combinazione che rende il conflitto sempre più instabile e la sua conclusione sempre più incerta.