Missili iraniani contro le basi americane in Giordania, in risposta al raid compiuto dagli Usa contro basi di lancio dei Pasdaran sull'isola di Larak. Teheran risponde così al primo attacco americano contro il territorio iraniano in 32 giorni e riaccende il fronte della guerra, arrivata al sesto mese. Washington colpisce per impedire all’Iran di disseminare nuove mine ad Hormuz, la Repubblica islamica replica prendendo di mira le installazioni militari a stelle e strisce nella regione. L’attacco Usa, avvenuto domenica sera sulla piccola isola che si affaccia sullo Stretto, ha causato la distruzione di lanciatori di razzi armati, dice il Pentagono, con mine navali da sganciare nelle acque del Golfo. «Azione limitata e precisa», l’ha definita il Comando centrale americano (Centcom), spiegando che l’obiettivo era impedire nuovi attacchi alla navigazione nel passaggio marittimo. La risposta è arrivata con missili balistici. I Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato di aver colpito due basi militari americane in Giordania, provocando secondo Teheran “pesanti danni". L’esercito giordano ha riferito di aver intercettato otto missili, senza indicarne la provenienza.
I Pasdaran hanno definito l’attacco una risposta "all'aggressione aerea Usa-sionista" e hanno riferito che il raid americano aveva provocato due vittime. È il più grave scambio di fuoco delle ultime settimane, dopo una fase nella quale le operazioni militari erano diminuite mentre l’amministrazione Trump aveva concentrato la pressione sull’Iran soprattutto sul fronte economico. Hormuz resta al centro dello scontro. Centcom ha comunicato di aver completato la scorsa settimana la rimozione delle mine dalle rotte internazionali dello Stretto. Le forze Usa continuano a sorvegliare l’area e, ha spiegato il portavoce del comando, il capitano della Marina Tim Hawkins, sono pronte a proteggere la libera circolazione del commercio. La tensione si sposta intanto anche sulle infrastrutture petrolifere iraniane. Donald Trump ha pubblicato un video generato con l’intelligenza artificiale che mostra l’isola di Kharg, nel Golfo Persico, «fatta saltare in mille pezzi». Il video non corrisponde all’annuncio di un attacco americano all’isola. Kharg è però il principale terminale petrolifero iraniano: da qui vengono esportati circa 1,5 milioni di barili di greggio al giorno, oltre il 90% delle esportazioni complessive di petrolio dell’Iran.










