A Ceuta, un mese dopo la crisi migratoria, la polizia spara in aria per disperdere una rissa tra migranti che si affollavano per entrare un un centro di accoglienza temporanea. E' l'immagine di una crisi che Pedro Sanchez, tornato dopo le controverse vacanze estive, prova a governare anche sul terreno politico: difende il Marocco, accusa la disinformazione di Russia e Israele, invoca la solidarietà europea e promette 6mila posti di accoglienza.
Mentre l'intelligence spagnola avverte: sono probabili nuove "azioni ostili" contro le exclave spagnole in Nord Africa. Gli scontri sono scoppiati a Loma Colmenar, davanti a un centro temporaneo allestito negli ultimi giorni, dove centinaia di migranti accampati da settimane in strada, premevano per entrare. Una parte di loro avrebbe scavalcato la fila provocando la ressa.
La polizia è intervenuta in forze e sparato alcuni colpi in aria a scopo dissuasivo, prima di sgombrare l'area. Circa 800 persone sono state fatte entrare nella struttura, le altre disperse verso altri centri. La scena restituisce, a un mese dall'ondata di 72mila migranti entrata il 30 e 31 agosto a Ceuta, la dimensione ancora irrisolta dell'emergenza, mentre la tensione sale con le mobilitazioni dei ceutini e l'insofferenza che cresce, assieme alle ronde notturne anti-migranti. Sanchez ha ripetuto che il 90 per cento sono ritornati oltre confine. Ha spiegato che il governo ha predisposto 3.322 posti di emergenza e ha annunciato che "a breve" saranno 6mila.










