Domani, 1 settembre, sarà al voto al Consiglio regionale del Veneto la proposta di legge di iniziativa popolare dell’Associazione Luca Coscioni sul suicidio assistito. Zaia a Fanpage.it: “La legge non approva e non boccia il fine vita, perché l’accesso al suicidio assistito è già consentito. Se dovesse succedere a me io vorrei poter decidere, di certo non vorrei che qualcun altro decidesse al mio posto”.
Il Veneto ci riprova. Dopo la bocciatura di due anni fa, quando il Consiglio regionale respinse la proposta di legge di iniziativa popolare sul suicidio assistito, ‘Liberi Subito’, arriva domani all'esame dell’Aula il testo dell'Associazione Luca Coscioni sul suicidio medicalmente assistito, dopo la mobilitazione che ha raccolto le oltre 9mila firme necessarie al deposito in Commissione.
Il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, che da anni spinge per l'approvazione di una legge che regolamenti l'accesso al suicidio assistitio, ha scritto sabato una lettera aperta, in vista di quest'appuntamento cruciale. "Considero profondamente improprio immaginare che una materia simile possa essere affrontata facendo calcoli di consenso, cercando di intercettare questa o quella sensibilità dell’elettorato o, peggio ancora, trasformando la sofferenza delle persone in uno strumento di posizionamento politico", scrive. Ma, sottolinea ancora il leghista, "Il Consiglio regionale del Veneto, martedì, non sarà chiamato a decidere se il suicidio medicalmente assistito debba esistere oppure no in Veneto. Esiste già nel nostro ordinamento nazionale, entro un perimetro estremamente rigoroso, per effetto della sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale". In base a quella sentenza la Corte ha stabilito che l'aiuto al suicidio (articolo 580 del Codice penale) non è punibile a patto che il paziente rispetti contemporaneamente quattro requisiti medici e legali: il paziente deve essere affetto da una patologia irreversibile; questa patologia deve causare sofferenze insostenibili; il paziente che ricorre al suicidio assistito deve essere capace di intendere e di volere; la persona che ricorre al suicidio assistito deve essere dipendente da trattamenti medici per sopravvivere.











