Care cittadine, cari cittadini, martedì il Consiglio regionale, il “Parlamento dei Veneti”, è chiamato a esprimersi su un tema cruciale del nostro tempo e della nostra società: il fine vita. Su Palazzo Ferro Fini saranno puntati gli occhi dell’Italia intera. Perché ciò che accadrà in Veneto va inevitabilmente oltre i confini regionali: riguarda il rapporto tra libertà individuale e responsabilità delle istituzioni, tra progresso della medicina e limite delle cure, tra diritto, coscienza, dignità e sofferenza.
Avverto, quindi, tutta la solennità di questo passaggio. Il Consiglio regionale non sarà chiamato semplicemente ad approvare o respingere una legge. Sarà chiamato ad affrontare una questione che investe la parte più intima dell’esistenza umana e che, proprio per questo, merita rispetto, misura e profondità. Sono sicuro che ciascuno di noi saprà essere all’altezza di questa responsabilità nell’interesse dei nostri cittadini, anteponendo la libertà di coscienza all’appartenenza politica. Considero profondamente improprio immaginare che una materia simile possa essere affrontata facendo calcoli di consenso, cercando di intercettare questa o quella sensibilità dell’elettorato o, peggio ancora, trasformando la sofferenza delle persone in uno strumento di posizionamento politico. Ci sono momenti nei quali la politica deve avere la forza di rinunciare alla politica.










