Un mondo senza coralli potrebbe innescare una spirale di declino dalla quale sarà difficilissimo uscire. Sono anni che, oltre alle cause dell’intensificazione della crisi climatica, gli scienziati ci avvertono di come stiamo perdendo le barriere coralline: le temperature elevate degli oceani, che nel 2026 hanno raggiunto il record di media globale di 21,1 gradi in superficie, stanno drammaticamente crescendo mettendo a repentaglio la possibile ripresa degli ecosistemi e le formazioni coralline.
La possibile finestra di recupero, soprattutto ora in cui il fenomeno naturale di El Niño più forte di sempre potrebbe sconvolgere ulteriormente la vita marina, un tempo era fissata in decenni, ora è di soli “cinque o sei anni”. In sostanza: non c’è davvero più tempo, o si inverte la rotta ora o perderemo questi animali e le loro biocostruzioni che, sebbene costituiscano solo l'1% della superficie oceanica, ospitano un quarto di tutta la vita marina. Queste informazioni e l’esigenza di agire escono dalla più completa valutazione globale mai realizzata sulle barriere coralline del mondo, il rapporto pubblicato dalla Rete globale di monitoraggio delle barriere coralline (GCRMN) che si basa su oltre 40 anni di dati, tra cui 21,1 milioni di osservazioni provenienti da 36.886 siti di barriera corallina in 120 paesi e territori.











