Il settimo rapporto del Global Coral Reef Monitoring Network, il più esteso mai realizzato, certifica un calo del 9,5% della copertura corallina mondiale dal 1980. La causa è caldo e il tempo a disposizione dei coralli per riprendersi che, tra un'ondata e la successiva, si è ridotto a pochi anni

@ AIMS James Gilmour

Quarant’anni di rilevamenti, 21,1 milioni di osservazioni, 36.886 siti in 124 paesi. Il rapporto “Status of Coral Reefs of the World: 2025“, diffuso dal Global Coral Reef Monitoring Network (GCRMN) con la International Coral Reef Initiative e sottoposto per la prima volta a revisione esterna dalla International Coral Reef Society, è la fotografia più dettagliata mai scattata alle barriere coralline del pianeta. Il quadro è quello di un organismo che perde progressivamente la capacità di rimarginarsi.

Una scala che scende

Dal primo grande sbiancamento globale, nel 1998-1999, la copertura di coralli duri ha perso una quota consistente: circa il 6,5% allora, il 9,9% nel 2010-2011, il 6,6% nel 2016-2017, l’8,9% nel 2023-2024, fino a un livello medio del 25,8% nel 2024. Tra il 1980 e il 2024 la media globale è scesa dal 30,2% al 27,3%, un calo del 9,5% che corre parallelo al riscaldamento delle acque superficiali, cresciute di 0,81°C tra il 1985 e il 2025.