Il Segretario del Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent (Ansa)
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Non sappiamo se il Ferragosto 2026 passerà alla storia come il 15 agosto del 1971, quando Richard Nixon pose fine al cambio fisso oro-dollaro (all’epoca era fissato a 35 dollari l’oncia) dando vita alla finanziarizzazione dell’economia e alla società dei debiti. Però le manovre di Scott Bessent, segretario americano al Tesoro, su titoli di Stato Usa e criptovalute potrebbero cambiare la storia dei soldi.
Il «ministro» più potente dell’amministrazione Trump, uno che agli inizi degli anni Novanta era nello staff di George Soros quando attaccò sterlina e lira, sta varando una sorta di nuovo mondo della finanza: a fine luglio ha deciso di vendere euro e comprare yen per rafforzare la moneta nipponica, appesantita da un indebitamento mostruoso, in modo che il carry trade, cioè il meccanismo preferito da chi opera nei mercati ovvero farsi prestare yen all’1% e investire a Wall Street o nelle obbligazioni governative statunitensi al 4% circa, possa continuare. Non per altro, ma perché altrimenti l’unica via di Tokyo per tenere su la sua moneta sarebbe stata quella di vendere proprio bond americani. Con conseguente aumento degli interessi da pagare da parte di Washington su un debito che ha raggiunto i 40.000 miliardi.










