Finora non si è sbilanciato sul futuro, ma stavolta il silenzio è un rischio. Perché l'inflazione Usa vola al 3,7%, dopo il boom dei rendimenti dei Treasury e l'intervento tampone del Tesoro. La tensione con Bessent è alta su chi debba davvero stabilire il prezzo del denaro. Non proprio l'ideale per il primo discorso al simposio annuale dei banchieri centrali

Da una parte la Federal Reserve che continua a non voler anticipare le proprie mosse, dall’altra il Tesoro che ha già messo mano al mercato obbligazionario per tenere a bada i rendimenti. A Washington l’aumento del costo del debito pubblico monstre, arrivato a oltre 40 mila miliardi di dollari, e l’andamento dell’economia americana preoccupano più di quanto si voglia ammettere. Lo dimostrano gli ultimi dati sull'inflazione, con l'indice Pce – quello che la Fed guarda più da vicino per calibrare la propria politica monetaria – arrivato a luglio al 3,7% annuo, quasi il doppio dell’obiettivo del 2%.