Oggi l'intervento a Jackson Hole del presidente della Federal Reserve. Spaventa l'ipotesi inflazione

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Il momento più atteso è fissato per oggi quando sul palco di Jackson Hole salirà il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell. Tra la platea del simposio iniziato ieri in Wyoming che chiama a raccolta banchieri centrali, economisti e politici di primo piano, viene dato quasi per scontato un taglio dei tassi di 25 punti base il 17 settembre.Sarà comunque Powell a dire se la bussola della Fed si è ricalibrata dopo che le revisioni del mese scorso hanno mostrato un mercato del lavoro più fragile di quanto i politici osino ammettere. Il rapporto sulle retribuzioni di luglio ha fatto esplodere l'idea di un solido contesto occupazionale, non solo deludendo le aspettative, ma trascinando al ribasso anche maggio e giugno con brutte revisioni al ribasso con 258mila posti di lavoro in meno creati rispetto alle previsioni iniziali. Lo stesso Powell aveva già avvertito a luglio che le assunzioni potrebbero, dopo le revisioni, rivelarsi prossime allo zero. L'immigrazione e l'invecchiamento demografico stanno riducendo l'offerta di lavoro e il tasso di disoccupazione, fermo al 4,2%, improvvisamente sembra meno stabile e più simile alla calma prima dell'accelerazione dei licenziamenti. I riflettori sono puntati anche sull'inflazione: «Sembra che l'ultimo miglio sia davvero difficile, e io sono tra quelli che credono che ci sia un vero costo nel ridurre quell'ultimo punto percentuale presente nel sistema», ha dichiarato ieri Jeffrey Schmid, presidente della Fed di Kansas City. «Direi che l'inflazione è probabilmente più vicina al 3% che al 2%, e penso che ci sia ancora del lavoro da fare. Vogliamo continuare a trovare il modo per riportare quel numero al 2%».