Con i mercati col fiato sospeso e la Casa Bianca sul piede di guerra, Jerome Powell ha scelto Jackson Hole per accennare a un cambio di rotta: la Federal Reserve potrebbe tagliare i tassi già a settembre, pur rivendicando la propria indipendenza da Donald Trump. Nel suo discorso, seguito in diretta dalle piazze finanziarie di mezzo mondo, il presidente della Fed ha segnalato che i rischi economici si stanno spostando verso un raffreddamento del mercato del lavoro, mentre l'inflazione resta moderata sebbene «insidiosa». In questo contesto, non ha escluso un taglio di 25 punti base, il primo dallo scorso dicembre. Le parole hanno avuto l'effetto immediato di un segnale ai mercati: S&P 500 +1,5%, Dow in forte rialzo, rendimenti dei Treasury in calo e dollaro più debole. Bene anche l'Europa. Gli operatori prezzano ormai con probabilità vicina al 90% un taglio a settembre.
Powell ha riconosciuto che le tariffe commerciali imposte dall'Amministrazione hanno cominciato a spingere i prezzi al consumo verso l'alto, ma ha definito l'impatto «possibilmente temporaneo». Il vero motivo di preoccupazione è rappresentato dall'occupazione, considerato che i dati degli ultimi mesi sono stati più deboli delle attese e la crescita occupazionale rallenta: «Ci troviamo in un territorio restrittivo», ha spiegato, parlando dei rischi che l'inflazione resti orientata al rialzo mentre il mercato del lavoro guardi al ribasso: «Una situazione difficile da gestire», ha ammesso.










