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22 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 17:44
Il momento invocato da mesi da Donald Trump sembra essere arrivato. Dopo feroci attacchi a Jerome Powell da parte del presidente americano, il capo della Fed ha aperto a un taglio dei tassi d’interesse. “Con una politica monetaria restrittiva, le prospettive di base e il mutamento dell’equilibrio dei rischi potrebbero giustificare un aggiustamento del nostro orientamento – ha detto nel suo discorso al simposio economico di Jackson Hole, in Wyoming – Il nostro tasso di riferimento è ora 100 punti base più vicino alla neutralità rispetto a un anno fa e la stabilità del tasso di disoccupazione e di altri indicatori del mercato del lavoro ci consente di procedere con cautela nel valutare eventuali modifiche al nostro orientamento di politica monetaria”.
Proprio le politiche dell’amministrazione hanno ricevuto le critiche da parte di Powell che attribuisce ai dazi le conseguenze già visibili sui prezzi al consumo in diverse categorie di prodotti: “Gli effetti dei dazi sui prezzi al consumo sono ora chiaramente visibili – ha aggiunto – Prevediamo che tali effetti si accumuleranno nei prossimi mesi, con un’elevata incertezza circa i tempi e gli importi. La questione rilevante per la politica monetaria è se questi aumenti dei prezzi siano suscettibili di aumentare in modo significativo il rischio di un problema di inflazione persistente. Uno scenario di base ragionevole è che gli effetti saranno relativamente di breve durata, con una variazione una tantum del livello dei prezzi. Naturalmente, ‘una tantum’ non significa tutto in una volta. Ci vorrà ancora tempo prima che gli aumenti dei dazi si ripercuotano sulle catene di approvvigionamento e sulle reti di distribuzione. Inoltre, le aliquote dei dazi continuano a evolversi, prolungando potenzialmente il processo di aggiustamento”.













