A Mestre si discute della costruzione di una moschea su un terreno acquistato dalla comunità bengalese. Il sindaco Venturini pone un problema di variante progettuale ma, anche, giacchè c’è, del velo integrale. Il filosofo Cacciari è insorto: «Pura barbarie».
Addirittura! E ha aggiunto che sarebbe allucinante misurare l’integrazione sulla base di come una persona è vestita: «Quelli sono i loro costumi». E qui ti volevo, Cacciari.
Eccola, condensata in quelle quattro parole, l’essenza del catechismo multiculturalista. Come se il velo integrale fosse paragonabile al ragù della tradizione domenicale italiana. Come se dietro un «costume» non esistesse anche una concezione della donna, della libertà, della famiglia, dell’autorità religiosa e dello spazio pubblico. Come se, e diciamolo una buona volta senza infingimenti, la richiesta dei bengalesi di vedersi rispettata la libertà di culto non si scontri, in questa vicenda di Mestre, più che con l’assenza della variante urbanistica, con un’altra assenza, ben più pesante, di cui Cacciari furbescamente evita di parlare: una chiara intesa con lo Stato italiano e una volontà autentica di volersi integrare accettando principi non negoziabili. Lo ha detto a chiare lettere il Ministro Valditara che ha posto la questione prima di tutti anni fa in un testo di straordinaria attualità, Civis Romanus sum: includere e integrare sono due processi diversi.












