di

Martina Zambon

Il presidente dell’associazione dei Giovani per l’umanità: «Se scioperiamo noi bengalesi, si fermano la Fincantieri e tutto il turismo tra cucine, ristoranti e alberghi»

È stato uno dei temi, se non «il tema» della campagna elettorale veneziana che un paio di mesi fa ha portato Simone Venturini a Ca’ Farsetti: la moschea chiesta a gran voce dalla comunità bengalese veneziana. Oltre ventimila persone più altrettante, comunque, di fede islamica. La comunità bengalese ha acquistato l’area dell’ex segheria di via Giustizia, un’area a destinazione commerciale su cui serve una variante urbanistica per diventare un «luogo di culto» come stabilisce la norma regionale. Il boccino è in mano al consiglio comunale ma solo dopo che la giunta, eventualmente, porterà la proposta in Aula.

Manifestazioni in piazza e scioperiVenturini è chiarissimo a riguardo: «Sempre aperto al dialogo ma prima devono dimostrare di essersi integrati». Una doccia fredda, dopo le interlocuzioni durante l’era Brugnaro, che fa infuriare i bengalesi al punto da promettere manifestazioni di piazza e scioperi. Prince Howlader, una delle voci più forti della comunità, ricorda che è proprio la comunità bengalese a far funzionari colossi come Fincantieri e buona parte della ristorazione veneziana. Uno sciopero si farebbe sentire eccome. «Siamo pronti a bloccare tutto - spiega Holader, presidente dell’associazione dei “Giovani per l’umanità” - siamo seguiti anche da un team di legali, l’amministrazione non può continuare a non dare risposte, questa è una vicenda che dura almeno da quindici anni. Se non ci consentiranno di costruire la nostra moschea siamo pronti a scendere in piazza. E se scioperiamo noi, a Venezia, Mestre e Marghera si ferma la Fincantieri e tutto il turismo tra cucine, ristoranti ed alberghi. Volete vedere?».