Lega, crisi di mezza età: la fronda del Nord

ITALIA. Matteo Salvini, il titolare della decrescita infelice della Lega, ha esaurito la propria funzione politica ed è a fine corsa? Azzerato il marchio della ditta, resta privo di un codice identitario attorno al quale radunare la propria rappresentanza? Domande non nuovissime, ma con qualche fondamento in più del solito dopo la frattura dell’ala nordista, in cui s’è distinto il solitamente prudente governatore della Lombardia, Fontana.

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Segno che il rumore di fondo, il sottotraccia che chiede il rinnovamento programmatico del partito, in pratica il ritorno del figliol prodigo a casa, alle origini padane, è diventato un fatto politico esplicito, superando i limiti imposti dalla normale dialettica interna e dalla disciplina che da sempre distingue la Lega e la sua struttura leaderistica. In questo caso è in campo l’élite territoriale del Nord, sia pure graduata nei toni e nei silenzi. Una fronda - quella degli Zaia, Fedriga, Fontana e di alcuni vertici provinciali del Nord - che va avanti da tempo procedendo fra pause e rilanci. Con una caratteristica: s’è sempre mossa con i piedi di piombo, adusa ai colpi di testa, sapendo le difficoltà di rappresentare l’alternativa ad un segretario plebiscitato dal Congresso soltanto l’anno scorso, quindi con un consenso corale. Il prossimo raduno di Pontida potrà dire qualcosa di più preciso sia perché rappresenta l’appuntamento del cuore e delle emozioni sia perché lo strappo potrebbe sfuggire di mano. Per la Lega, che nel 2027 compie 40 anni, è la crisi di mezza età.