I malumori non sono più solo dei mugugni. La frattura, rimasta a lungo sotto traccia, adesso è emersa in tutta la sua evidenza. Dal direttivo regionale della Lega in Lombardia, la richiesta è stata chiara: il segretario Matteo Salvini deve fare un passo indietro o comunque deve spostarsi almeno “di lato”.

Il dissenso che covava dentro la Lega è esploso in Lombardia. In una regione fondamentale per il Carroccio, adesso la rivolta è guidata da pezzi da 90 del partito: il governatore Attilio Fontana – che non ha chiesto esplicitamente le dimissioni di Salvini ma un ritorno alla Lega “di lotta e di governo” – e il coordinatore regionale e capogruppo in Senato Massimiliano Romeo. Venerdì scorso, al direttivo nella sede di via Bellerio a Milano, quasi due terzi degli interventi (circa 20 su 30) sarebbero stati piuttosto critici nei confronti del segretario, chi più esplicitamente chi meno. A esprimere le posizioni più dure sarebbero stati, secondo quanto trapela, i segretari provinciali o esponenti locali di province “pesanti” per la Lega in Lombardia, come Brescia, Bergamo e Varese. Anche se non sono mancati contributi in difesa di Salvini, come quelli della ministra Alessandra Locatelli, del deputato e segretario della Lega Giovani Luca Toccalini e del capogruppo in Lombardia Alessandro Corbetta.