Il 25 luglio, riporta Libero, si consumò la crisi definitiva con gli esiti che tutti conosciamo. E ora la squadra pensa a una soluzione: potrebbe salvare il format come fece Santoro
Non è solo una tempesta mediatica, ma una vera e propria resa dei conti a campo aperto quella che sta travolgendo Report. A far detonare un clima già esasperato sono state le ultime dichiarazioni dei due inviati storici, Giorgio Mottola e Paolo Mondani. Le loro interviste a Corriere della Sera e Repubblica hanno certificato il punto di non ritorno, bocciando senz’appello la gestione di Sigfrido Ranucci e bollando come «inopportuna» la sua nota «amicizia fraterna» con il faccendiere Valter Lavitola.
Ma se sul piano editoriale i giornalisti difendono la bontà del lavoro svolto — assicurando all’unisono che «non è emerso alcun condizionamento di Lavitola sulla trasmissione» —, sul piano gestionale e umano la frattura si è trasformata in una guerra aperta. Un muro contro muro scoppiato già un mese fa, quando la redazione ha tentato di prendere in mano il proprio destino. E ne parla oggi Giacomo Amadori per Libero.
Il tentativo di “triumvirato” e l’ira di Ranucci
Di fronte alla proposta dei vertici Rai di affidare la nuova conduzione al tandem formato da Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, la maggioranza degli inviati ha cercato di fare scudo. Il 25 luglio scorso, riporta il quotidiano, la redazione aveva votato un documento interno che proponeva una sorta di «cogestione» per rispondere agli attacchi in corso e bilanciare i nuovi assetti decisi da Viale Mazzini. Questa indiscrezione emerse sui quotidiani ma fu poi fatta raffreddare dal conduttore stesso. Oggi Libero ha quei virgolettati di risposta, in un clima in cui Ranucci (sfruttando la sua profonda conoscenza dell’Antica Roma) sembra paragonarsi a Giulio Cesare.














